BUONASERA SIGNOR G

IL TEATRO CANZONE DI GIORGIO GABER

Dalle prime canzoni con Jannacci Mina e Celentano ai monologhi teatrali, la storia artistica di Gaber indaga le nevrosi, le contraddizioni, le brutture e tutta la fragile bellezza dell'uomo a confronto con la propria società; il suo lavoro continua a parlarci, a farci riflettere; ci commuove, ci fa ridere e ci permette di sognare con una forza ancora sorprendente.

Cinico, scanzonato, violento, ironico, Gaber è ancora lì, sul palco, che oscilla dinoccolato cantando le paure e le speranze, le frustrazioni e l'incertezza del vivere, aspettando il momento giusto per spiegare le ali e spiccare il volo.

Un omaggio teatrale e musicale a un grande maestro, ad un artista unico nel panorama italiano. Il 1970 è l'anno della svolta: Gaber rinuncia all'enorme successo televisivo e porta la canzone a teatro (creando il genere che prenderà il nome di teatro canzone). Si sentiva “ingabbiato” nella parte di cantante e di presentatore televisivo, costretto a recitare un ruolo. Lascia questo ambiente e si spoglia del ruolo di affabulatore. Il Gaber che tutti hanno conosciuto non c'è più: appartiene al passato. Riparte da capo e si presenta al pubblico così com'è.

Per questo crea il «Signor G», un personaggio che non recita più un ruolo: recita se stesso. Quindi una persona piena di contraddizioni e di dolori, un signore come tutti: «il signor G è un signor Gaber, che sono io, è Luporini, noi, insomma, che tentiamo una specie di spersonalizzazione per identificarci in tanta gente». Oltre a inventare un nuovo personaggio, crea un nuovo genere, lo spettacolo a tema con canzoni che lo sviluppano, inframmezzate da monologhi e racconti.

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